Cari FF.’.,

è con grande desiderio che scrivo questa lettera per portarvi ciò che dal mio cuore viene ricevuto in questo momento di intensa riflessione che noi tutti condividiamo, non solo per la Pasqua, ma soprattutto per ciò che è simbolicamente rappresentato nella ritualità della nostra Sacra Istituzione.

Poter reincontrare alcuni FF .’. ai quali sono legato da un percorso iniziatico che ci ha portato comunque a separarci, rimanendo pur tuttavia sempre uniti nello spirito, mi ha donato coraggio ed ispirazione per poter esprimere ciò che dentro di me fermenta ormai da tempo e che in questi anni e soprattutto in queste ultime settimane ha generato in me delle forze contrastanti che chiedono incredibilmente di potersi esprimere per donare all’esterno ciò che esse rappresentano nel mondo interiore.

Non vi nego che spesso ho cercato di non ascoltare queste forze, cercando di trovare una soluzione che potesse essere moralmente più accettabile e soprattutto mediatrice tra ciò che è il mio pensiero e ciò che invece vedo e sento durante gli incontri ai quali settimanalmente partecipiamo. La necessità di portare armonia e la ricerca del bello si è invece trasformata in una sorta di accettazione del compromesso rispetto all’attuale stato in cui versa non solo la nostra Obbedienza, ma tutta la Massoneria in generale. Ho dimenticato per troppo tempo che l’armonia del cosmo non è rappresentata dall’appiattimento, dall’immobilità, ma da un avvicendarsi di eventi contrastanti, da una dualità che permette l’espressione del Tutto in un alternarsi di espansione e restrizione, di fuoco ed acqua, di bianco e nero. Ho dimenticato per troppo tempo che la Massoneria non è relativista come accusata da alcuni, ma riconosce nel relativismo l’attuale stato dell’umana espressione; la Massoneria tende invece all’Assoluto per un ritorno ad uno stato dell’uomo in cui la Parola, dapprima perduta, è stata ritrovata e pertanto l’uomo stesso ritorna ad essere espressione della Volontà del Grande Architetto dell’Universo così come era in principio con Adamo e così come deve essere ricostituito in ognuno di noi come rappresentato simbolicamente dal Cristo nella sua Resurrezione.

Oggi, finalmente, ho la forza di dire che questa concezione di armonia non permette compromessi!

Questo percorso di ritorno all’Unità ed alla Verità non permette relativismo, seppur riconoscendone l’esistenza!

È con questo approccio, con questa ricerca dell’Assoluto che, seppur riconoscendo la limitatezza dell’uomo, quest’ultimo deve proseguire nel percorso iniziatico, non permettendo ad alcuno di compromettere e condizionare la scelta per la quale ha voluto consacrare la propria vita in qualcosa che è Santo e pertanto separato dal mondo.

La forza che finalmente viene espressa attraverso di me, ha ricevuto un’importante spinta con la mia recente partecipazione alla celebrazione della ritualità massonica prevista in occorrenza della festa del Passaggio, la quale mi ha incredibilmente colpito, ferendomi profondamente per la sufficienza, l’impreparazione, la dissacrazione con la quale questa ritualità è stata compiuta.

Mia Madre è stata spogliata delle sue vesti e la mia Amante è stata violentata!

Ho cercato di giustificare in tutti i modi ciò che è stato compiuto, provando a capire, ad apprezzare lo sforzo con il quale è stata comunque organizzata la cerimonia, con tutte le difficoltà che i FF\, i quali con grande zelo si sono messi a disposizione, hanno dovuto superare per permettere a noi tutti di poter godere pienamente del Sacro Rito. Ho cercato di mantenere il silenzio per capire ed osservare questo malessere che cresce dentro di me ed ho avuto l’opportunità di poter meditare sulle reazioni che questo malessere comportava.

<<Io sono voce di uno che grida nel deserto: raddrizzate la via del Signore!>>

Ciò che secerne da questa meditazione è proprio questa lettera. Un chiaro e forte rimprovero verso noi tutti che abbiamo il compito di tramandare e portare verso il futuro ciò che è la tradizione che ci è stata consegnata.

Cari FF .’. , noi non possiamo permetterci di essere sufficienti!

Non possiamo permetterci di tramandare in modo distorto ciò che ci è stato tramandato!

Non possiamo permetterci di dissacrare qualcosa di intimamente sacro!

Comprendete, carissimi tutti, che questo non è e non deve essere utilizzato come un attacco personale, piuttosto attacco me stesso che non ho dato la mia collaborazione, chiedendo il permesso di essere coinvolto nell’organizzare il rito. Quest’uomo che vi scrive è il primo colpevole nel non riuscire a tramandare in modo giusto e perfetto la tradizione e per questo sento il dovere di rimediare, portandovi a conoscenza di ciò che è il mio pensiero e delle immagini che lo generano.

Se non riusciamo a tramandare la tradizione, come possiamo pensare di comprenderla e renderla operativa in noi?

Infatti, il tramandare è tuttavia solo il compito più semplice, anche se purtroppo non riusciamo ancora a capirlo. Ciò che veramente deve essere compiuto è un enorme sforzo, una lotta verso ciò che è il relativismo che contraddistingue questa nostra società, questo mondo in cui viviamo e dove abbiamo dimenticato ciò che i nostri maestri ci hanno insegnato:

“Essere nel mondo, ma non essere del mondo”.

È questa frase che dobbiamo ricordare! Con questa frase dobbiamo riportare la Luce dapprima in noi stessi e dopo, con il nostro semplice esistere, nel mondo. È questa frase che deve essere nei nostri cuori per poter ricordare di essere Iniziati e non burattini vestiti di nero, adornati da fasce e grembiuli luccicanti che recitano su un palcoscenico a scacchi bianchi e neri.

Il nostro compito principale deve essere quello di compiere in noi stessi il “Nosce Te Ipsum” di cui tanto parliamo senza mai guardare dentro di noi.

Ovviamente tutto questo comporta la rinuncia agli apprezzamenti, alle elevazioni scontate, alle espressioni di un Ego che continua irrimediabilmente a tentare di essere padrone di un qualcosa che nemmeno conosce. Questo comporta la rinuncia alla convinzione che la Saggezza si acquisisca con l’età, quando invece dobbiamo ricordare che la Saggezza è un attributo che viene dal Divino, uno stato in cui la Ragione è stata trascesa e nel quale l’Intuizione riesce a percepire la Conoscenza del Grande Architetto dell’Universo. La Saggezza, carissimi FF .’. , non si raggiunge con l’età, ma con il lavoro su noi stessi, con il percorso iniziatico che abbiamo scelto di compiere insieme, con l’eliminazione dei condizionamenti e la soluzione degli elementi che ci costituiscono. Solo dopo essere riusciti in questo arduo compito, avremo la possibilità di poter ricevere per un attimo e solo per un attimo ciò che è la Saggezza e, solo successivamente, attraverso la ricomposizione del nostro essere, poterla esprimere.

La Saggezza è di chi ha ritrovato la Parola perduta, di chi si pone in uno stato di ricezione per il quale può essere definito “Testimone”, osservatore prima di sé stesso (Autoptes) e successivamente contemplatore della Luce Divina, della Verità (Epoptes).

Se non raggiungiamo l’epopteia, come possiamo definirci saggi?

Se non capiamo che non è l’età a farci diventare saggi, ma l’esperienza interiore che si compie nel percorso iniziatico, è quasi normale il ritrovarsi ad affermare che chiunque può essere iniziato e sarà il tempo a fare da filtro per chi non è interessato.

Questo è inaccettabile!

Non si può assolutamente fare proselitismo spicciolo senza aver prima tegolato attentamente un profano. Questo modo di agire ha portato ciò che oggi abbiamo nelle Logge: sufficienza, ignoranza, relativismo, falso moralismo e bigottismo. Uno stato di appiattimento intellettuale che porta solo, nel migliore dei casi, alla retorica e purtroppo troppo spesso alla manifestazione di celebrazioni dove il sacro viene deriso.

Ovviamente, questa triste situazione non può che proporre un futuro oscuro, dove la distruzione e la desolazione faranno da cornice all’uomo.

La mancanza di una corretta tegolatura porta inevitabilmente alla distruzione della tradizione poiché il profano che viene iniziato, non potendo comprendere o non essendo interessato al percorso iniziatico, quindi figlio di una non corretta tegolatura, afferra ciò che può dal linguaggio simbolico, portando solo alla distorsione del significato nascosto ed alla modifica della cerimonialità che esprime l’esperienza misterica.

Ecco quindi che è necessario rinnovare il mondo. È necessario rinnovare tutte le cose!

Da questa necessità sorge il dovere di ognuno di noi di cambiare registro, di modificare il nostro approccio alla realtà e soprattutto al percorso iniziatico. Dobbiamo rinnovare la nostra Istituzione attraverso il lavoro operativo su noi stessi, evitando di guardare solo ai numeri, alla quantità di elementi che costituiscono le Logge, troppo spesso solo sulla carta. Se continuiamo così è fisiologico che l’Obbedienza imploderà in un nulla.

L’obiettivo della Massoneria deve tornare ad essere quello di elevare l’uomo alla divinità, riportare l’uomo alla condizione edenica per poter finalmente portare in terra ciò che è in cielo. Questo comporterà l’inevitabile riduzione drastica delle presenze, delle iniziazioni, delle elevazioni, ma non possiamo esimerci dall’affrontare la sconcertante realtà della degenerazione che la Massoneria sta subendo da oltre 300 anni, periodo in cui l’Illuminismo ha portato l’uomo a concepire sé stesso solo attraverso la Ragione la quale, seppur sublime, non ha compreso il Verbo divino poiché non è nella sua stessa natura quello di poter Conoscere.

Sorge dunque la necessità di operare veramente ciò che significa INRI!

È necessario rinnovare tutto con il fuoco e se questo fuoco deve essere devastante, allora sia.

Solo chi appartiene al Fuoco Sacro potrà andare oltre ed apportare il cambiamento, trascendendo anche la tradizione per riportare l’esperienza del divino attraverso un linguaggio oggi comprensibile che possa riunire i veri figli di Israele per la ricostituzione del Popolo Eletto. Un Popolo che non si raccoglie più sotto l’egida di uno stendardo o di una bandiera, non più per una costituzione morale o peggio ancora razziale, ma che si riunisce attraverso l’operatività interiore, attraverso il desiderio di ritornare all’Uno e di esserne pura e piena espressione.

Molto probabilmente questo significa che la nostra Istituzione dovrà finire di essere, ricostituendosi in qualcosa di diverso. La storia ci insegna che i popoli, i regni, le religioni ed anche le Scuole Iniziatiche sorgono e muoiono per ricostituire altre associazioni di uomini in diverso modo, con diversi linguaggi. Purtuttavia, l’uomo tenderà sempre verso il Grande Architetto dell’Universo ed, attraverso l’esperienza di qualcuno, sorgeranno altre Vie attraverso altri simboli e riti che accompagneranno gli uomini di desiderio in questo percorso di ricongiungimento con l’Uno.

Ad oggi, la situazione che stiamo vivendo tutti insieme, mi porta a pensare che è tempo di cambiare. Chi non ha intenzione, terrà ben salde le proprie radici al terreno che sta sotto, senza rivolgere però lo sguardo verso l’alto. Non possiamo, non dobbiamo continuare a perpetrare in questa condizione. Abbiamo tutti il compito ed il dovere Sacro di dare una svolta e ricostituire ciò che è veramente una Scuola Iniziatica.

È mio dovere dare l’esempio ed in questi giorni si deciderà, insieme ai FF .’. che costituiscono il Consiglio delle Luci della Loggia di mia appartenenza, cosa è giusto fare, nella speranza che le decisioni prese ed in primis questa lettera, possano essere la prima goccia per la costituzione di un mare dove l’uomo di desiderio naviga alla ricerca della Verità, un mare che rappresenta l’universo sconosciuto, l’abisso dove l’uomo ritrova sé stesso.

Ripongo la mia speranza nelle mani dei FF .’. tutti che hanno il vero desiderio di proseguire nel percorso per il quale hanno giurato di consacrarsi, con l’obiettivo di riportare la Massoneria al suo principio di Scuola Iniziatica e di rendere disponibile e fruibile a tutti i FF .’. una ritualità che possa rendere il senso del sacro, che possa portare veramente un cambiamento interiore attraverso l’utilizzo dei simboli e della cerimonialità, che possa permettere di studiare, pregare, meditare.

Resto sempre vostro umile servitore ed augurandovi una buona Pasqua nel Fuoco rigeneratore, Vi abbraccio tutti in un T .’. F .’. A .’. .

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